Stampa

note di regia

E' importante mettere in scena questo testo con un allestimento e un cast totalmente nuovi a tre anni di distanza dalla sua breve uscita sulla scena romana, perché riferendosi ad un momento ormai lontano ci fa riflettere sul presente più attuale, sull'estraneità delle persone rispetto ai grandi fatti della storia e della politica, sulla profonda incidenza dell'incertezza economica e sociale sulle scelte morali delle persone, sull'eterno confronto fra l'adeguarsi allo status quo, alla situazione dominante per quanto sinistra e inaccettabile si percepisca e la tentazione/coraggio di ribellarsi.
Un certo clima del testo che si immerge nell'immaginario del neorealismo cinematografico italiano del dopoguerra fa da prisma per sottolineare il valore emblematico della vicenda e la sua attualità.
Scene e costumi citeranno quindi quel mondo evidenziandone affettuosamente l'appartenenza ad un immaginario collettivo che è divenuto proprio di tante generazioni successive, fino alle più recenti.
La musica costruita alla "manière de" i grandi temi di commento del cinema di quegli anni e della cultura popolare delle canzonette dell'epoca, sottolineerà l'impostazione antinaturalista nel senso più profondo e non elitario del termine.
Il cast che mette insieme per la prima volta attori di provenienza diversa, ma tutti romani non solo in termini anagrafici, li fa cimentare con la bella lingua popolare romana (e non romanesca, per carità!) reinventata da Clementi, con la capacità, la leggerezza, la profondità che gli ha fatto conquistare in pochi anni palcoscenici e pubblici molto lontani da quelli della capitale, in Italia e all'estero.
MARCO MATTOLINI