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Lo spettacolo


Artisti Riuniti presenta

Gianrico Tedeschi in

FARA’ GIORNO

commedia in due atti di
Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi

con
Elisabetta Femiano
Alberto Onofrietti

regia
Piero Maccarinelli

 

Quando Renato, vecchio partigiano e medaglia d’oro al valore della Resistenza, si trova sulla strada di Manuel, giovane bulletto di periferia con spiccate simpatie nazifasciste, il loro rapporto nasce già con tutte le caratteristiche dello scontro: Manuel, uscendo dal garage condominiale con una manovra scellerata, investe con l’auto Renato e "tratta" con lui un periodo di assistenza domiciliare solo per evitare una denuncia. Comincia così una sfida senza esclusione di colpi, anzi, una partita di poker a due che tra azzardi, bluff ed inganni assumerà poco per volta i contorni di un confronto tra due opposte visioni della vita e del senso della Storia. In questo percorso ora aspro e diffidente, ora scanzonato e ironico, la comune ricerca di umanità e di verità li aiuta a vincere le rispettive diffidenze rivelando ognuno le proprie debolezze e paure: il bilancio di una vita intera per l’uno, la mancanza di prospettive per il futuro per l’altro. L’inaspettato e improvviso ritorno a casa di sua figlia Aurora è, per Renato, l'evento che riapre la strada a dolorosi ricordi, ma anche alla speranza di una riconciliazione in cui ormai non credeva quasi più: genitore e figlia sono stati separati trent'anni di silenzio e di lontananza ma, ancora prima di questo,  ad allontanarli sono stati la scelta di vita di Aurora e la decisione più difficile che un padre possa prendere. Nell'ultimo e più importante confronto della sua vita, Renato si ritrova a trasmettere a due generazioni così diverse e distanti tra loro un’eredità che oggi sembra ormai dispersa, fatta dei più alti ideali di libertà e di responsabilità. Renato, Aurora e Manuel con le loro storie, le loro sconfitte, le loro illusioni e la loro voglia di riscatto sembrano diventare figure simboliche di un Paese che cerca di ritrovare il senso di sé. 
Il testo, pur affrontando alcune importanti contraddizioni della società italiana e non censurando i momenti di commozione, mantiene intatte tutte le caratteristiche della commedia, dotando i due protagonisti di grande personalità, disincantata ironia e dialoghi vivaci e brillanti.

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Calendario tournée

Dal 24 ottobre al 2 novembre 2014 - MILANO
Dal 7 al 9 novembre 2014 - ROMA-Torbellamonaca
13 novembre 2014 - MONSUMMANO
18 novembre 2014 - RIETI
19 novembre 2014 - SAN CASCIANO
Dal 21 al 23 novembre 2014 - NAPOLI
Dal 25 novembre al 7 dicembre 2014 - OSTIA
9 dicembre 2014 - PORTOFERRAIO
11 dicembre 2014 - FUCECCHIO
Dal 12 al 14 dicembre 2014 - FIGLINE V.
16 dicembre 2014 - CECINA
Dal 18 a 21 dicembre 2014 - TORINO

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Note di regia

Gianrico Tedeschi per me rappresenta un ideale di attore, mai retorico o declamatorio, sempre teso all'essenza della parola. Già in due nostri precedenti spettacoli - Il Riformatore del mondo di Thomas Bernhard e Tenera madre, pallida sorella di Jorge Semprun - ne ho avuto la prova. Stavolta alle prese con il personaggio di un vecchio comunista che ha fatto la Resistenza, il rischio della retorica era particolarmente insidioso, ma la capacità di Gianrico di scivolare sulle parole, la sua asciuttezza nordica, la mancanza di qualsiasi autocompiacimento hanno reso il personaggio di Renato vivo e forte nel rapporto con la figlia  e un giovane coattello di periferia romana di simpatie nazifasciste. Tutto si svolge in un interno, la stanza di Renato, mentre fuori la città con il suo caotico e bruciante ritmo consuma energie. Ma non c'è nulla di minimalista, perché nella stanza di Renato l'incontro e lo scontro verte sulle differenti posizioni morali dei tre personaggi o sull'accettazione indotta di uno di loro, sul loro passato e il loro presente in una società sempre più disgregata, dove sembra sempre più difficile trovare principi fondanti comuni. Il testo vive di questi incontri spesso comici fra l'impegnato e il non so. Vive sulle rimozioni del passato, sui sensi di colpa e su un orgoglio troppo superficialmente esibito. Ho chiesto anche ad Alberto Onofrietti e a Marianella Laszlo secchezza e rigore nel contenimento o nella manifestazione delle emozioni, perché il testo dovrebbe essere un’occasione di riflessione per noi tutti sul senso di appartenenza e di comunità.
Piero Maccarinelli

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Note degli autori

Il bisogno di scrivere questa storia nasce da due diversi episodi, ravvicinati nel tempo. Un giorno ci siamo imbattuti in un raduno di giovanissimi di destra e ci siamo chiesti cosa avrebbe potuto pensare un vecchio partigiano se si fosse trovato a passare lì. Poi ci è capitato di parlare per caso con un partigiano, davanti ad una fontanella di Trastevere, di ascoltare i suoi ricordi e di commuoverci. Avremmo voluto farli incontrare, il vecchio e i giovani. E abbiamo deciso di farlo sulla scena. L’aspetto più difficile è stato riprodurre la lingua del giovane fascistello. Il linguaggio di Manuel è soprattutto sbrigativo, mai concentrato, pieno di sottintesi sfuggenti. E’ fatto di poche  parole che possono cambiare significato a seconda del contesto perché, come tanti ragazzi delle periferie romane, Manuel è intelligente ma non è abituato a parlare che di calcio, di macchine, televisione e ragazze. Porta la sua ignoranza con fierezza, quasi come il segno di un’identità di classe, ma è capace di citare frasi a effetto che lo hanno colpito. E quando vuol esprimere qualcosa riesce benissimo a farlo, sopperendo alla limitatezza del suo vocabolario con la fantasia, la coloritura e la combinazione. Renato e Manuel sono due opposti perfetti: opposti per età e opposti per ideologia, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. E non tanto perché Renato necessiti di assistenza medica e Manuel di evitare noie legali. Il fatto è che Renato, alla fine della sua vita, ha bisogno di lasciare qualcosa a qualcuno, mentre per Manuel, ancora all’inizio della propria, è assolutamente necessario che qualcuno creda in lui. La differenza di età perde importanza appena inizia lo scambio e le differenze ideologiche diventano secondarie rispetto al rapporto umano, che nel tempo diviene fortissimo. Aurora è il personaggio più problematico e tormentato. Abbiamo deciso di non farne né una pentita né un’irriducibile, perché queste sono figure che hanno già chiuso i conti con il passato, decidendo fermamente di rinnegarlo o viceversa di non uscirne mai. Aurora invece ha pagato il suo debito ma è rimasta in guerra contro le ingiustizie del mondo, con altre armi. E’ fondamentalmente un’idealista, ma un’idealista che ha quasi perso la speranza nel futuro. Abituata a perdere le sue battaglie, ha bisogno di sentirsi dire che questa volta sta combattendo la guerra giusta. 
Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi