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Note degli autori

Il bisogno di scrivere questa storia nasce da due diversi episodi, ravvicinati nel tempo. Un giorno ci siamo imbattuti in un raduno di giovanissimi di destra e ci siamo chiesti cosa avrebbe potuto pensare un vecchio partigiano se si fosse trovato a passare lì. Poi ci è capitato di parlare per caso con un partigiano, davanti ad una fontanella di Trastevere, di ascoltare i suoi ricordi e di commuoverci. Avremmo voluto farli incontrare, il vecchio e i giovani. E abbiamo deciso di farlo sulla scena. L’aspetto più difficile è stato riprodurre la lingua del giovane fascistello. Il linguaggio di Manuel è soprattutto sbrigativo, mai concentrato, pieno di sottintesi sfuggenti. E’ fatto di poche  parole che possono cambiare significato a seconda del contesto perché, come tanti ragazzi delle periferie romane, Manuel è intelligente ma non è abituato a parlare che di calcio, di macchine, televisione e ragazze. Porta la sua ignoranza con fierezza, quasi come il segno di un’identità di classe, ma è capace di citare frasi a effetto che lo hanno colpito. E quando vuol esprimere qualcosa riesce benissimo a farlo, sopperendo alla limitatezza del suo vocabolario con la fantasia, la coloritura e la combinazione. Renato e Manuel sono due opposti perfetti: opposti per età e opposti per ideologia, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. E non tanto perché Renato necessiti di assistenza medica e Manuel di evitare noie legali. Il fatto è che Renato, alla fine della sua vita, ha bisogno di lasciare qualcosa a qualcuno, mentre per Manuel, ancora all’inizio della propria, è assolutamente necessario che qualcuno creda in lui. La differenza di età perde importanza appena inizia lo scambio e le differenze ideologiche diventano secondarie rispetto al rapporto umano, che nel tempo diviene fortissimo. Aurora è il personaggio più problematico e tormentato. Abbiamo deciso di non farne né una pentita né un’irriducibile, perché queste sono figure che hanno già chiuso i conti con il passato, decidendo fermamente di rinnegarlo o viceversa di non uscirne mai. Aurora invece ha pagato il suo debito ma è rimasta in guerra contro le ingiustizie del mondo, con altre armi. E’ fondamentalmente un’idealista, ma un’idealista che ha quasi perso la speranza nel futuro. Abituata a perdere le sue battaglie, ha bisogno di sentirsi dire che questa volta sta combattendo la guerra giusta. 
Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi