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4:48 psychosis

di Sarah Kane
traduzione Gian Maria Cervo
regia Piero Maccarinelli
con Giovanna Mezzogiorno
TEATRO PALLADIUM, ROMA
25 maggio – 6 giugno 2004

4.48 è l’ora della notte in cui più frequente è l’istinto di suicidarsi. Sarah Kane è morta suicida, ma non è il dato autobiografico la parte più interessante del testo, bensì la forma, il linguaggio oscillante fra la precisione entomologica e la confusione…. Una scrittura che ricorda il rock, con accenti elisabettiani, richiami biblici, la catastrofe… Un equilibrio instabile, fra il non voglio morire e il non voglio vivere… Amore per un amore in assenza di amore…
L’impossibilità di separare il sogno o le più diverse forme di immaginazione dalla realtà, l’impossibilità di definire limiti o frontiere in positivo e in negativo… Parlare di sé o dell’altro/altra nello stesso tempo, essere sé o l’altro o molti altri, non capire più il limite dove cominci il sé o l’altro, dove comincia o finisce il mondo, passare da una lucidità estrema alla perdita della lucidità, frammentare, cadere in pezzi, ricomporre sé e l’altro porta l’essere ad uno stato di lucidità non comune…
Il tragicomico tentativo di trovare soluzioni farmacologiche o psicologiche, le tragicomiche spiegazioni date a chi è arrabbiata perché capisce, non perché non capisce...la ciclicità bipolare della sindrome maniaco depressiva, l’ansia psicotica…l’aprirsi di un portello, una luce forte e non vedere niente...