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Il romanzo di Ferrara

Artisti riuniti
presenta

IL ROMANZO DI FERRARA
tra le storie Ferraresi e i Finzi Contini

di Tullio Kezich
da Giorgio Bassani

regia di Piero Maccarinelli

scene Paola Comencini
costumi Sabrina Chiocchio
musiche Antonio Di Pofi
luci Umile Vainieri

con
Elisa Amore, Luigi Campi, Simone Ciampi, Federica Flavoni, Riccardo Floris, Simone Francia, Veronica Gentili, Margherita Massicci, Daniele Monterosi, Roberto Pappalardo, Andrea Ricciardi, Adriano Saleri, Pio Stellaccio, Marco Trebian, Federica Vincenti.

aiuto regia Emanuela Annecchino
collaborazione drammaturgica Federica De Polis
costumista collaboratrice Cristina Gaetano 
foto Pietro Pesce

Da Il romanzo di Ferrara di Giorgio Bassani (1916-2000), in cui confluisce gran parte della produzione narrativa dello scrittore, bolognese di nascita e ferrarese d’adozione (Cinque storie ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini..), nasce lo spettacolo prodotto da Artisti Riuniti. Questo testo di Tullio Kezich, diretto da Piero Maccarinelli, propone una sintesi drammaturgica del microcosmo ferrarese, dal 1938 – anno della promulgazione delle famigerate leggi razziali – al 1946, nell’immediato dopoguerra. I temi dell’esclusione e l’indagine sulla condizione delle vittime perseguitate nel contesto storico e sociale di Ferrara rivivono nelle canzoni, nei costumi, nell’ambientazione dell’epoca, volutamente astratte, ma soprattutto nella vicenda personale di uno dei 183 ebrei ferraresi deportati. Quell’uno che, nel racconto Una lapide in via Mazzini Bassani chiama Geo Josz, ci conduce per mano attraverso la memoria degli eventi. Con Geo, nella versione di Kezich, possiamo ritrovare l’autore, andato lontano dalla sua Ferrara, ma ad essa molto vicino.
Per realizzare Il romanzo di Ferrara, Artisti Riunitiha promosso un protocollo d’intesa tra l’Ente Teatrale Italiano, la Fondazione Romaeuropa-Teatro Palladium ed ottenuto il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo e la consulenza scientifica della Fondazione Giorgio Bassani.
Il progetto è stato avviato nel luglio 2007 con un bando di concorso rivolto ai diplomati degli ultimi cinque anni dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, sulla base di un accordo firmato dalle due scuole e dall’Eti. Hanno risposto al bando 100 attori, ed oggi sale in scena una compagnia di quindici interpreti, a cuiArtisti Riuniti ha offerto un accesso privilegiato alla professione, assegnando borse di studio e la partecipazione ad un intenso laboratorio di approfondimento. Questo percorso formativo, realizzato in collaborazione con l’Università Roma Tre – DAMS, nei mesi di ottobre e novembre 2007 e febbraio 2008, ha approfondito i temi storici, letterari, politici dell’opera dell’autore ferrarese e il rapporto tra parola scritta e parola recitata, sia con la visione dei film tratti dai lavori di Bassani e commentati dai registi Vancini e Montaldo, sia con la lettura ed il commento del testo di Tullio Kezich.

SINOSSI
Ferrara, 1946. Il giovane ebreo Geo Josz torna dai campi di concentramento nella sua città. Si sta svolgendo una cerimonia: una lapide con i nomi di tutti i deportati ebrei che non hanno fatto ritorno dai campi di sterminio sta per essere affissa al muro della sinagoga di via Mazzini. Tra quei nomi c’è anche il suo. Ma Geo si presenta ai suoi concittadini, che non sembrano riconoscerlo. La sua casa, dopo essere stata occupata dai repubblichini, ospita ora il comando partigiano del C.L.N. che governa la città. Il marchese Barbicinti, ambigua figura di avvocato ed ex fascista che dopo la liberazione ha cambiato di posizione politica, si propone di aiutarlo per rientrarne in possesso. A Geo viene concesso di occupare solo la stanza all’ultimo piano, nella torre merlata che sovrasta l’edificio. Ed è da questa stanza, osservando i tetti e le mura, le nebbie ed il cielo cinerino di Ferrara, che i ricordi cominciano ad affollare la sua mente. Il primo ricordo è Micol, la giovane ragazza ebrea di cui è stato innamorato, e poi il fratello, Alberto Finzi Contini e Malnate, suo amico, antagonista politico e forse sentimentale, e ancora la maestra socialista Clelia Trotti, prima incarcerata dai fascisti e poi segregata in casa della sorella… Sono questi incontri fra emarginati, con ebrei prima fascisti e che ora si ritrovano a essere neppure più italiani, che consentono la nascita di una nuova identità per Geo. Scrivono Piero Maccarinelli e Tullio Kezich che in Bassani «…la ricerca diventa quella di un vivere democratico e civile contro la sopraffazione del diverso. Attraverso i ricordi di Geo rivivono la città e i suoi abitanti, semiti e antisemiti, rivivono i conflitti sociali, politici, religiosi e personali. Ricordi e situazioni talora si sommano, talora si confondono, per ricreare il respiro, la presenza dei tanti personaggi del romanzo di Bassani». 

Alla fine dello spettacolo Geo sembra adombrare lo scrittore stesso, che si è allontanato dalla sua città, ma ha continuato ad amarla e per questo a scriverne, ossessivamente.

NOTE DI REGIA - Dal romanzo alla scena.

Da sempre la scrittura di Bassani mi affascina. Ho affrontato alcuni anni fa “Gli occhiali d’oro”, in una riduzione di Tullio Kezich, per voce recitante e pianoforte - erano Massimo De Francovich e Alberto Caruso - ed ora questo nuovo progetto de “Il romanzo di Ferrara”, ancora insieme a Kezich e con il sostegno della Fondazione Giorgio Bassani…
Non era nostra intenzione dare un’interpretazione esaustiva del corpus bassaniano, ma è con cura affettuosa che con Tullio Kezich abbiamo voluto avvicinarci a una delle più importanti opere letterarie del Novecento italiano. Per provare a trarne una materia drammaturgia che, se da un lato voleva essere un viaggio dentro i grandi temi del romanzo attraverso la memoria di molte letture, dall’altro fosse un avvertimento: la storia non insegna nulla, ma resta valida come sismografo interiore al servizio di un  sistema di tempestivi segnali d’allarme.
Nel nostro spettacolo, con un atto d’amore per la scrittura di Giorgio Bassani e consapevoli dell’inevitabile tradimento, l’intento è ammirare la complessità della condizione umana, le sue contraddizioni e, senza nessun dogmatismo, ricordare che la memoria, la sensibile e vigile memoria, deve rimanere sempre attiva perché, con abiti diversi, le stesse situazioni possono ripresentarsi - ed anzi, in molte parti del mondo, si sono già ripresentate.
A dar vita alla comunità ferrarese ed ai personaggi del romanzo abbiamo voluto che fossero quindici giovani protagonisti, perchè portassero sul palco la loro vitalità e la loro presenza, prescindendo dalle età anagrafiche, ma confidando sul loro entusiasmo e sulla loro voglia di testimoniare, con la rabbia in corpo e gli occhi pieni di lacrime, questo testo a futura memoria.

Piero Maccarinelli