Stampa

La ferita

Artisti riuniti
presenta

LA FERITA

via dei Georgofili 27 maggio 1993 ore 1.04

di Sergio Pierattini
regia Dominick Tambasco
con Giulia Weber
musiche originali Pasquale Filastò
scene Francesco Ghisu
costumi Cristina Darold
aiuto regia Francesca Cannone

E’ la storia delle vittime della strage di via dei Georgofili attuata dalla mafi a il 27 maggio del 1993. Il testo nasce dalle testimonianze che Giulia Weber ha raccolto dai membri dell’associazione delle vittime. Sergio Pierattini ne ha poi tratto un testo in cui si racconta di un personaggio che le riassume tutte. 
Il personaggio, che porta lo stesso nome dell’attrice che lo interpreta essendo lei stessa vittima e testimone diretta dei fatti, diventa l’espressione degli effetti devastanti che il tragico evento ha provocato. Come convivere con la ferita che le è stata inferta? Come affrontare quel sentimento di inadeguatezza che la pervade? 
Giulia è una sopravvissuta che ha ricevuto l’invito alla riunione dell’ Associazione delle vittime della strage. Mentre si prepara per uscire si interroga se sia giusto andare e se lei sia abbastanza vittima per stare tra coloro che hanno perso i propri cari. Il personaggio rievoca i fatti di quella tragica notte e di come la sua vita da quel giorno non sia più la stessa. Sebbene la bomba non l’abbia ferita nel corpo e le sia soltanto esplosa la casa se possono scorgere gli effetti collaterali nel la sua anima. L’effetto più appariscente di questo suo malessere è la  comparsa, al calaredella notte, di una fi gura femminile sul tetto della casa di fi anco, lo stesso tetto dove lei passò impaurita e nuda i cinquanta minuti che seguirono l’esplosione. Dopo aver partecipato alla riunione Giulia decide di salire sul tetto e capire se quello che vede è vero o è solo un fantasma dei suoi ricordi, l’inganno della propria paura. Da quel tetto vedrà la sua casa, le fi nestre illuminate all’interno delle quali si vedono persone, si immaginano luoghi ed esistenze. Guardando dentro le fi nestre della sua casa illuminata e vuota le sembrerà finalmente, di scorgere se stessa.