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Gino Bartali, l'uomo d'acciaio

lunedì 20 marzo 2006 ore 20.45 Teatro Valle, Roma 
sceneggiato televisivo,  proiezione in anteprima in collaborazione con RAI, alla presenza di protagonisti e autori

con Pierfrancesco Favino
e con Nicole Grimaudo, Lino Banfi, Simone Gandolfo, Franco Castellano, Carlo Giuffrè, Edoardo Gabriellini, Giuseppe Gandini, Francesco Salvi, Edoardo Natoli, Cristian Ginepro, Stefano Brusa, Gianna Giachetti, Sandro Ghiani, Bruno Vetti, Enrica Rosso

Produzione Palomar

Il Film, ambientato in diverse epoche storiche, attraversa in particolare il periodo fascista e gli anni successivi alla seconda guerra mondiale, seguendo dunque gli esordi di Gino Bartali, l’amicizia e rivalità con Fausto Coppi. Le prime immagini del film c’immettono subito in un’atmosfera clandestina dovuta alla guerra e alla persecuzione fascista nei confronti degli ebrei. Gino Bartali è infatti giunto con la sua bicicletta dal frate Leone, che gli consegna delle carte da recapitare a sua volta al Cardinale. Fotografie e dati che serviranno per rifare nuovi documenti d’identità per ebrei ed antifascisti. La storia prosegue descrivendo un Bartali giovanissimo che con il fratello Giulio gareggia sulla “salita dei Moccoli”. Gino già allora vinceva sempre. Non aveva ancora una sua bicicletta, ma utilizzava quella del Casamenti, il meccanico dell’officina del paese. E’ dopo questa corsa con Giulio  che Gino riceverà la sua prima bicicletta, una Arbos nuova fiammante. Un salto temporale ci porta al giro d’Italia, Gino ha 25 anni, vince nel team della Legnano. Poco dopo sposerà Adriana. Dopo una così grande gioia accade un evento che lo porterà a pensare di lasciare il ciclismo: la morte del fratello Giulio. Giulio muore correndo a nemmeno vent’anni. Sarà grazie a frate Leone che Gino deciderà di proseguire la sua passione e il suo lavoro. Poi c’è il suo primo tour de France: la sfortuna di essersi ammalato, una polmonite bilaterale acuta dopo una caduta in un  fiume ghiacciato, ma anche la sua tenacia nell’aver conquistato la maglia gialla, una promessa che doveva mantenere per il fratello Giulio. Il 1939 non fu un grande anno, ma il 1940 lo fu invece soprattutto per il debutto di Fausto Coppi. Il film prosegue incentrandosi sul rapporto fra i due. L’inizio di Coppi in Piemonte come gregario della squadra capitanata da Bartali, i bruttissimi e lunghissimi 5 anni che seguiranno, la guerra, il ciclismo fermo, la nascita di un figlio morto. Finalmente nel 1946 ripresero le corse. Bartali vinse il primo giro d’Italia dopo la guerra. Da lì la rivalità con Coppi si fa sempre più accesa. Accadono comunque anche cose divertenti, come quella durante un giro d’Italia in cui, entrambi mandano i rispettivi uomini di fiducia a controllare se in stanza ci sono sostanze illecite. Coppi addirittura manda a controllare la sera prima della gara le gomme che Bartali monta per la corsa. Il successivo Tour de France fu molto particolare: Bartali riceve la famosa telefonata  di De Gasperi dopo l’attentato a Togliatti. Bartali recupera un distacco che appariva incolmabile e vince il tour per l’Italia. Poi nel 1949 lo vince Coppi. Vincevano una volta per uno e nonostante ogni gara fosse combattuta anche a suon di parole, di prese in giro, di sfottò, i due nemici nel profondo si aiutavano continuamente, si seguivano, si proteggevano l’un l’altro. Anche senza bicicletta Gino e Fausto si dimostravano del bene. Come quella volta che Gino accompagnò Fausto al cimitero dopo la morte del fratello Serse, oppure quando Gino si fermò per cinque mesi a causa di un grave incidente automobilistico, rimase all’ospedale molto tempo e Fausto lo andò a trovare. Solo cinque mesi più tardi, nel 1954. Gino tornò a correre. Da quel momento cominciò il declino della sua carriera, la gamba aveva subito un grosso trauma e Bartali non riuscì più a vincere.
“Gino Bartali è morto nel maggio del 2000, all’età di 86 anni e, per sua volontà, è stato sepolto scalzo e vestito del saio francescano”