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Come lo zucchero durante la rivoluzione

da “Il racconto di Sonecka”
di Marina Cvetaeva
e dai quaderni originali di Vera Morbiduccia
mise en espace
Giselda Volodi
Anna Paola Bacalov
con Giselda Volodi

 

E’ diffi cile cercarsi quando l’identità, forse, non ha mai potuto manifestarsi in questa vita. Non resta che attingere ad altre vite – o presunte tali – o all’Altra Vita. Il fi lo del racconto è esilissimo, sul limite teso tra zero e infi nito. La donna reclusa è colpevole di voler amare, ossia di voler vivere, di riconoscere nell’amore, appunto, la vita. E’ una peccatrice incallita, incapace di pentimento. Una lucciola, scheggia sprigionata del suo amore, che lei riconosce come la nonna - sognata così fortemente da materializzarsi - diventa la sua guida. La conduce sulle orme di Vera che “è diventata un muro”, su quelle di Sonecka che passa attraverso i muri, e indietro nel tempo a risalire il fi ume del suo sangue femmina alla ricerca della fonte inesaurita del dolore. Accogliendo in sé tutte costoro, anche grazie al teatro, ma soprattutto grazie all’Amore - grazie a Dio - la sua colpa, unico grumo mai rinnegato a cui tutto il essere si aggrappa, sarà la sua salvezza.
Giselda Volodi