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La ballata dell'amore disonesto

libretto Augusto Fornari
musica Germano Mazzocchetti
regia Augusto Fornari
con
Cristiana Arcari, Massimiliano Giovanetti, Pierpaolo Lopatriello, Alessandro Quarta
e con Christian Ginepro
voce narrante Augusto Fornari
musicisti Germano Mazzocchetti pianoforte e direzione, Alice Warshaw violino, Riccardo Boni sassofoni e clarinetto, Marco Loddo contrabbasso, Vittorino Naso percussioni 

 

La ballata dell’amore disonesto nasce dal comune lavoro del musicista Germano Mazzocchetti e del regista e drammaturgo Augusto Fornari sul mito di Orfeo, cui i due autori si ispirano per condurre un interessante e originale discorso sull’impossibilità di amare. Questa, infatti, è una delle possibili interpretazioni dell’antico mito. La rilettura offerta nello spettacolo è molto
libera e attuale e l’impossibilità di amare è raccontata quasi come in una favola, dove non appaiono forti connotazioni d’ambientazione e d’epoca, ma sono evidenti l’universalità dei temi, dei personaggi, delle loro problematiche. Il protagonista – Orfeo – è il capo di un gruppo di banditi, da tutti rispettato per la sua sicurezza, autorità e forza. Ma anche Orfeo può diventare vittima del colpo di fulmine: innamorato di una bella donna, dimentica di dare in tempo il segnale convenuto e manda all’aria un’importante rapina. L’episodio, non privo di conseguenze, mette in discussione il suo ruolo e dà modo agli
altri componenti della banda di dare sfogo al desiderio di vendetta e di riscatto nei suoi confronti, a lungo soffocato. Sobillate da Santo - uno dei banditi – le faide interne al gruppo diventano sempre più violente e coinvolgono addirittura il fratello di Orfeo, Oreste. Il confl itto fra i due è cruento: Oreste ha la peggio, ma Orfeo decide di non sfuggire alle proprie responsabilità e si consegna alla giustizia. Incredibilmente il processo volge in suo favore, prchè impietosisce i giudici parlando della forza dell’amore. Tutto sembra quindi muovere verso un toccante lieto fine, ma un colpo di scena scuote nuovamente i protagonisti rimettendo in discussione tutti i rapporti interpersonali, anche quelli più saldi. Interamente cantato, lo spettacolo è interpretato da un ensemble formato da cinque cantantiattori, cinque musicisti e una danzatrice. La partitura, pur rifacendosi alla tradizione delle operine, propone un lungo e articolato percorso in cui accenti colti e popolari si affiancano a momenti drammatici e ironici, in cui riconosceremo citazioni tratte dalle più diverse esperienze del Novecento: dal melodramma italiano al teatro di varietà, dalla musica etnica al tango e alle danze da balera, dalle feste di piazza della tradizione, al più raffinato teatro da camera. Un caleidoscopico succedersi di invenzioni, di arie, duetti, concertati che ci avvicinano alla ricca tradizione del teatro musicale europeo, per sorprenderci subito dopo con ritmi e accenti originalissimi: un’armonia di personale lirismo, di idee e soluzioni mai scontate, di frammenti preziosi ed eleganti.